Intervista ad Alex Nardelli

Una buona giornata a tutti! Oggi accolgo nel mio blog Alex Nardelli, autore della silloge di poesie Sussurri, in campagna Crowdfunding su Bookroad. Qui potrete trovare la recensione.

Immagine di copertina della silooge di poesie di Alex Nardelli, in campagna crowdfunding su Bookroad.

Intervista

Intervista per Alex Nardelli

1 Ciao Alex e benvenuto! Cosa ci racconti di te?
Ciao a tutti, è un piacere per me essere qui! Sono un ragazzo sportivo e molto attivo. Cerco di essere sempre solare e sorridere con le persone. Penso che sia importante comunicare con positività, il mondo ha bisogno di energia positiva! L’arte mi ha sempre affascinato in ogni suo aspetto e adoro parlare d’arte. Molti non riescono a definire con integrità cos’è l’arte, per me è tutto ciò che ci permette di entrare in una dimensione di confronto mettendo in discussione i nostri sentimenti permettendoci di analizzarli, e questo ci consente di emozionarci, di provare qualcosa…

A mio avviso, che sia un racconto, una poesia, un dipinto, una melodia o qualche traccia di carboncino sulla bianca tela ignuda, indipendentemente se privilegiati nel ruolo di artisti, o semplici spettatori, se questo è in grado di toccare la nostra superficie emotiva con l’intento di scavare in profondità: è senz’altro arte. Siete d’accordo con me?

Avrei voluto cominciare il Primo Anno di Scuola Superiore iscrivendomi in un Liceo Artistico della zona di Vicenza, vivo in provincia, ma, sotto la critica mano dei miei genitori, con i loro pensieri un po’ inesperti, ho scelto a malincuore un Istituto Biologico. Il mio amore per l’arte maturò col passare del tempo. Subito arrivato a Vicenza la prima cosa che cercai in città fu un teatro, e con mia grande sorpresa ne trovai tre, pronti ad accogliermi. Da ragazzino avevo già frequentato diversi corsi e fui felice di riprendere il mio percorso. Mi iscrissi subito al Teatro Astra entrando a far parte della compagnia: “La Piccionaia”, che mi accolse con amore. All’età di 15 anni conobbi il mondo della moda e, tramite alcuni provini mi feci notare da persone del settore. Non mi piace “etichettarmi” come “ragazzo immagine” anche se è il lavoro che cominciai a fare. Esponendomi al mondo della fotografia conobbi il “nudo artistico” un genere abbastanza sconosciuto e molto spesso discriminato. Decisi che quella era la mia strada e mi impegnai in alcuni progetti; il genere subito mi conquistò, nonostante la mia giovane età e insistetti per collaborare con diversi fotografi e realizzare scatti di nudo artistico. Ci vuole molta sensibilità per lavorare in quel settore perché c’è una linea sottilissima ed essenziale che divide il “nudo artistico” dalla “pornografia”. Lo sguardo, la posa, il tema di base e ciò che si vuole trasmettere sono le fondamenta per rendere uno scatto di nudo tutt’altro che provocante, azzardato o talvolta inadatto, ma puro, casto e sorprendentemente emotivo.

Ma perché sono qui oggi? Non di certo per parlarvi di fotografia, anche se ha un ruolo centrale nel mio percorso artistico. Un’altra mia grande passione è la scrittura. Ho cominciato a scrivere all’età di tredici anni tra le mura scolastiche. Mi è sempre piaciuto giocare con le parole, sperimentavo rispettando il peso di ogni espressione, verbo o frase. Iniziai ad entrare in sintonia con ciò che poteva esprimere la carta, quasi come se stessi entrando in un corpo nuovo; con il tempo imparai a maneggiarlo e vestirlo con cura. Cominciai a scrivere con costanza durante la prima superiore. Sentivo il bisogno di sfogare tutti i miei pensieri e vidi nella scrittura un rifugio. Estremamente geloso e autocritico condividevo difficilmente le mie poesie, così diedi loro un tocco più concreto traducendole in fotografia per soddisfare l’urgenza di tracciare un perimetro, una dimensione, una forma, una storia intrappolata nel dettaglio di uno scatto. E come la poesia ti rende fragile, inerme, puro e nudo, così anche i miei lavori, accarezzati e adattati alla loro necessità, mi permettevano un diretto confronto interiore fra me e il “Vuoto”, il “Grande Forse”, il “Domani”.

2 Quando hai deciso di raccogliere le poesie e di creare la silloge Sussurri?

Durante la quarantena ho deciso di rileggere e rianalizzare tutto il mio percorso artistico portando alla luce numerosi scritti che avevo abbandonato in qualche cassetto, diario o “scatolone dei ricordi”. Fu come rivivere alcuni personali e fragili istanti di vita.

Il tempo porta consiglio e a con la pandemia ne avevo molto, così ho cominciato a riordinare appunti e riflessioni unendo il tutto in un’unica raccolta. Non mi sentivo all’altezza di pubblicare l’opera ma quando la conclusi corsi a stamparla e sentire il peso di quelle pagine scorrermi tra le dita, per me così importanti, mi aiutò a prendere coraggio. Inviai il manoscritto a Leone Editore che, dopo un’analisi professionale, prese in carica l’opera.

3 Parlaci nello specifico di cosa vuoi esprimerci con Sussurri.

La raccolta affronta diversi temi molto personali alcuni dei quali sofferti e critici.

L’opera è divisa in tre parti, ognuna a sua volta racchiude circa un anno di vita.

Entrare nei pensieri di un ragazzo adolescente è difficile e ne sono pienamente consapevole.

Voglio dire: nemmeno io sono in grado di entrare appieno nella mia mente in questa fase tanto fragile quanto fantastica. Rifugiandomi nella poesia ho scoperto un sentiero, sapevo che percorrendolo avrei fatto ordine in tutta la confusione e in tutto lo smarrimento che prova in genere uno studente in piena crescita, scoperta e analisi. Ho sempre avuto grandi complessi mentali…

Ma quello che voglio nello specifico comunicare con Sussurri, specialmente agli adulti, è che spesso dimenticano di essere stati anche loro adolescenti. Spesso dimenticano che ogni ragazzo è diverso e non una fotocopia dei genitori o un adulto in miniatura. Spesso dimenticano di dare ascolto cadendo nella pericolosa “scuola di pensiero” secondo cui: “i problemi di un adulto sono davvero importanti”; “la voce di un adulto è quella che conta…”

A quattordici anni ero arrabbiato, molto arrabbiato, e lo sono ancora per come le persone prendono alla leggera la salute e il benessere del nostro pianeta. A quindici anni ero spaventato da un amore improvviso, nuovo, che molti non comprendono e non sapevo darmi delle risposte. Ho avuto un periodo difficile e delle esperienze che mi hanno toccato molto…

Attacchi di panico, depressione…ma la cosa che mi faceva più male è che in tutto questo ero solo, o almeno, era come mi sentivo. Gridavo ma non venivo ascoltato perché: “Alla tua età è normale”, dicevano. Scrivendo mi davo delle risposte, scrivendo ho trovato una luce in fondo al tunnel e penso che ciò che ho scritto, condizionato dal mio vissuto, non sia solo inchiostro che sporca la carta di un vecchio diario stracolmo di parole e frasi.

“Il pesante giogo dell’anima ho gettato tra queste pagine. Solo ora d’essermi acceso posso dir verità.”

4 Quando hai pensato che la poesia fosse il miglior veicolo per te e per ciò che vuoi esprimere?

Mi innamorai della poesia leggendo “A Silvia” di Leopardi e danzando con: “La Pioggia nel Pineto” di d’Annunzio. Le imparai a memoria a tredici anni recitandole spesso durante le mie abituali passeggiate serali. Grandi canti che emozionano, perle di poesia che ancora oggi mi affascinano…

All’inizio scrivevo in prosa ma, essendo molto anticonformista, entrai in conflitto con le regole grammaticali. In generale odiavo le regole, spesso se imposte o progettate per vincolare l’arte.

Nella poesia non c’è confine o regime che impone e limita la punteggiatura, gli spazi, le parole che traducono emozioni. La poesia mi dava ciò che con nessun’altra forma d’arte avrei potuto avere: la libertà di sfogare con melodiche parole, e con il semplice suono della voce, l’anima stracolma di pesi da gettare.

“Le parole sono timide, si nascondono nella nostra mente senza emettere alcun suono.

Allora ci pensa l’inchiostro…”

5 Sussurri è la prima silloge di una serie di raccolte?

Sinceramente, quando composi l’opera non pensavo nemmeno di pubblicarla.

Ho progettato Sussurri pensandola come un leggero sospiro, una voce, uno spicchio di luce che non promette un futuro ritorno ma che non si spegnerà. Sicuramente non smetterò di scrivere e di comporre poesie.

6 I temi che hai portato in evidenza nella silloge riguardano sia l’individuo come singolo, sia l’essere umano in rapporto con il mondo, in particolare la violenza. Potresti raccontarci qualcosa di più?

Mi piace immaginare Sussurri come un viaggio che ognuno di noi prima o poi dovrà affrontare. Un viaggio all’interno di se stessi che per innumerevoli ragioni, ad un certo punto della vita, si dovrà cominciare. C’è chi inizia il cammino per sfogarsi, per riscoprire la propria identità, chi per sanare ferite mai curate, per trovare una via d’uscita, chi invece per rivelare risposte che ritiene essenziali… L’opera si apre con “L’invocazione alla Musa” dal nome segreto, ignoto, “che conosce solo il vento”.

Nel canto iniziale è portato in evidenza il sogno di raggiungere l’ambita sapienza, come se fosse necessario l’aiuto di una creatura magica, pura, per entrare in una dimensione astratta allo scopo di risvegliarsi, allo scopo di liberare l’anima dalle catene del silenzio, dell’ignoranza e dell’omertà, così da riscattarsi. Ma per cominciare questo viaggio serve umiltà e sincerità di cuore. Il canto si conclude con lo spogliarsi completamente della vecchia personalità. È fondamentale “spezzarsi le ali” che rappresentano il vanto, l’esagerata ed effimera libertà, la superbia e l’orgoglio insidiato nell’imperfetto cuore umano. Lo scopo finale è vestirsi con abiti nuovi, immacolati, cercando di costruire una nuova personalità più solita, più limpida, più vera.

“Arranco come respiri d’inverno.

  Le ali mi spezzo,

  E m’infango…”

Varcata la soglia ha inizio il viaggio. La creatura, “fata inesplicabile”, apre le porte del mondo avendo una visione esterna, completa, divina e dettagliata per presentare la creazione e il miracolo della vita. La natura subisce, penosamente coperta da un velo di malinconia e sofferenza, a causa dell’uomo che, senza alcun diritto, si è posto superiore e sovrano impossessandosi della terra, sottomettendo dal mare alle semplici creature che dal suolo, cercando la luce del sole, germogliano. Se la Terra fosse donna sarebbe: “piegata al suolo, con catene alle mani e alle braccia, indifesa e spenta”, distrutta dalla crudeltà dell’uomo superbo e maligno. Ma si avverte la speranza di un cambiamento, di un giorno in cui “finalmente nessuno più ricorderà del grigio asfalto e del moro petrolio”

Un altro tema a cui dedico un posto all’interno dell’opera è la violenza di genere.

Rivolgo un canto a tutte le “fanciulle” parlando a loro con tenerezza.

“…Maltrattata, perché donna condannata,

 Di dignità privata perché debole sei considerata…”

Ci tengo a schierarmi dalla parte di chi soffre o di chi, come me, ha sofferto.

Ci tengo a concludere con le parole di Tecla Marianna Insolia nella canzone “8 Marzo”:

“…Se ci crolla il mondo addosso
  Come sempre ci rialziamo
  Nonostante a volte uomo non vuol dire essere umano.
  Per tutto il sangue che è stato versato…

  Siamo petali di vita e la violenza non ha giustificazione…”

7 Hai un desiderio legato alla tua silloge Sussurri?

Più di uno! Innanzitutto, come ogni scrittore che si espone pubblicando il proprio manoscritto, desidero che venga letto da numerose persone amanti della poesia o semplicemente incuriositi dal genere. Ma in particolare mi aspetto che, il lettore, sfogliando le pagine della silloge sappia coglierne il messaggio, il peso, la forma e l’intensità. Spero che, come me, riesca a tracciare il perimetro scoprendo ogni particolare. Vorrei portare il lettore ad innamorarsi della purezza e dell’umiltà che caratterizza il corpo nudo che raffigura la poesia. Mi auguro che non salti da una pagina all’altra leggendo la raccolta come fosse un racconto ma spero si prenda del tempo per confrontarsi, meditare e apprezzare i componimenti rendendoli propri.

Grazie per avermi accolto.

È stato un piacere.

Alex Nardelli.

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