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Amazzonia di James Rollins

JAMES ROLLINS – AMAZZONIA – GENERE THRILLER/AVVENTURA

Amazzonia è il romanzo di avventura che va a braccetto con il thriller, senza lasciare da parte epidemie, mutazioni genetiche e il Paleozoico.

Titolo: Amazzonia

Autore: James Rollins

Edizione in mio possesso: TEA 2006

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Prime impressioni

Scartabellando tra i titoli della libreria mi è passato sott’occhio questo bel libretto compatto. James Rollins? Non lo avevo ancora letto e dato il titolo “Amazzonia” mi sono prefigurata una bella scampagnata mortale in mezzo alla foresta incontaminata dall’uomo occidentale. Sottolineo questo, uomo occidentale, perché oltre a voler leggere Amazzonia per diletto, avevo anche una seconda intenzione: osservarlo sulla scorta di alcuni libri più impegnati che ho letto in questi ultimi tempi, relativi all’ambiente e alle profonde cicatrici che il cosiddetto progresso umano sembra aver lasciato in maniera indelebile sul pianeta Terra.

Essendo un romanzo di intrattenimento, non mi aspettavo alcuna riflessione profonda e piena di patos e difatti non sono stata disattesa: niente patos, ma una bella storia d’avventura e di…morte.

Trama

È uno spettacolo orribile quello che si presenta a padre Garcia, il sacerdote della missione di Wauwai, in Amazzonia: un uomo emaciato e coperto di piaghe esce dalla giungla e si accascia ai suoi piedi, esalando poco dopo l’ultimo respiro. Padre Garcia non sa che, quattro anni prima, quell’uomo faceva parte di una spedizione scientifica poi svanita nel nulla. La CIA, invece, lo identifica come Gerald Clark, un ex agente delle Forze Speciali, la cui carriera era stata stroncata dalla perdita di un braccio durante una missione in Iraq. Adesso, però, Clark, ha entrambe le braccia. Per trovare una spiegazione a un evento così sconvolgente, il governo incarica Nathan Rand di organizzare una nuova missione per seguire l’itinerario della prima spedizione che sembra condurre al villaggio di una leggendaria tribù. Ma il cuore della giungla nasconde un segreto inviolabile, un segreto che genera paura, follia e…morte.

La lettura

Ogni pedina in questo romanzo gioca il suo ruolo in un valzer di colpi di scena, morti improvvise, cliché, personaggi di uno spessore medio, che ad una descrizione rapida e con qualche battuta classica stereotipata si capiscono immediatamente. Sembrerà un’opinione secca e nemmeno troppo positiva…d’altro canto nei libri io ricerco anche quel famoso altro, il diverso, giusto per farmi un’idea di come vengono percepiti e costruiti i generi, sia da scrittori alle prime armi che dai best-seller. E in questo libro ho potuto ritrovare un altro modo di rendere gli stereotipi non esageratamente pesanti e soffocanti nel corso della lettura.

Il punto centrale di Amazzonia è la storia; una bolgia di intrighi, di sotterfugi, di storie amorose e familiari a metà, concentrate tutte e vorticanti intorno all’avventura rocambolesca della spedizione che ripercorre le tracce della missione a cui aveva partecipato il padre di uno dei protagonisti, il giovane Nathan Rand, ancora inseguito dai mostri del passato di una morte che lo ha sconvolto e lo ha lasciato con il grande interrogativo: che fine ha fatto mio padre? Molte volte e romanticamente si dice che il tempo guarisca ogni ferita, ma Nathan non accoglierebbe mai un’affermazione del genere; difatti, appena gli viene concesso un barlume di speranza, la possibilità di scovare, forse, il luogo in cui suo padre è stato ucciso (o chi lo sa, perché non avremo sicurezza della sua morte), la accoglie a braccia aperte e parte alla volta del cuore misterioso e inesplorato della foresta amazzonica.

Il viaggio della spedizione, formata da scienziati e forze speciali, è una continua azione; morti, fughe, ombre che li seguono e che solo quando sarà troppo tardi lasceranno visibili le loro tracce. Il gruppo, durante l’avanzata verso il fatidico villaggio dei Ban-ali, una tribù considerata portatrice di maledizioni, pestilenze e morte, perderà uomini e risorse, dovrà far fronte a una fatidica (quanto mai attesa) talpa che metterà i bastoni tra le ruote e i superstiti scopriranno che non sono solo loro i cercatori del tanto agognato villaggio sperduto nella giungla.


Amazzonia è un libro apprezzabile, non troppo impegnativo e come ogni libro che si rispetti per i miei canoni, fonte di domande e di curiosità. In merito al mio interesse esposto all’inizio dell’articolo, in questo libro si ritrovano due fronti: coloro che vogliono mantenere intatta la foresta amazzonica e lasciare spazio alla biodiversità e alle popolazioni autoctone e coloro a cui non interessa minimamente l’importanza di uno degli spazi verdi più grandi del pianeta; questi ultimi sono il volto che più è ravvisabile nei decenni precedenti ai nostri e anche nel mondo odierno. D’altro canto, la dicotomia appena espressa è anche fonte di interesse nei dialoghi dei diversi personaggi e questo è un ulteriore motivo per cui mi sento di consigliarne la lettura; non solo per chi è in cerca di avventura, di azioni truculente, di intrighi, ma anche per chi ricerca un punto di vista critico affondato nell’intrattenimento che riesce a fare breccia nei lettori più di un saggio (giudicato dai più, per sfortuna) ampolloso.

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