Estratti dal romanzo “Un ponte per i miei sogni” di Giuseppina Campo

Estratti dal romanzo Un ponte per i miei sogni di Giuseppina Campo, edito S4M Edizioni. Sul blog troverete la segnalazione, seguendo questo link.

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Prologo

Città del Ponte, mercoledì 23 luglio 2014.

Mi ci è voluta una vita per poter capire, una vita per poter accettare quella che sono, e adesso, nessuno può togliermi il traguardo che mi sono conquistata. Nessuno!

È una triste giornata di sole questa, una di quelle giornate in cui certamente chiunque preferirebbe starsene al mare, all’aria aperta a festeggiare con gli amici, con il partner, con la famiglia.

Eppure io no!

Io sono qui da sola, lontana da tutti.

Sarebbe pure una giornata felice questa, piena di luce; una di quelle da non dimenticare e in cui bisogna festeggiare a tutti i costi. Eppure per me c’è solo tanta malinconia dietro questo splendore infinito.

Sono felice, è vero, felice di aver raggiunto un tanto ambito traguardo. Uno dei primi raggiunti nella mia vita. E a modo mio sto facendo onore a questo primo arrivo; mi sono concessa un viaggio: tre mesi in Egitto, tutto compreso, che altro si può desiderare?

Ma diciamo la verità: sono scappata via da tutto e da tutti per questa mia tanto ambita indipendenza e agognata voglia d’essere felice anche da sola. Mi sono dileguata da quell’aula – l’aula magna dell’ateneo dove ho discusso la mia tesi – poco dopo aver ricevuto i risultati finali degli esami; non appena ho saputo di aver raggiunto il tanto a lungo desiderato premio di questi tre lunghi anni di sacrifici; impegnati più a studiare che a farmi una vita.

Adesso sono qui, che guardo il sole all’orizzonte e socchiudo gli occhi per un lungo attimo, inspirando più che posso l’aria tersa e afosa del mattino, consapevole che per parecchio tempo, non sentirò più gli stessi odori e le stesse sensazioni regalatemi da questa parte del mondo.

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Città del Ponte, sabato 28 settembre 2013

Sono già le undici di sera ed io, Monica e Bianca – la mie amiche dirimpettaie – attendiamo Luca e Claudio che ci verranno a prendere con l’auto di Luca: una lancia Ypsilon blu. Un’auto piccola ma dai rivestimenti sportivi, proprio come piace a certi ragazzi. E poi Luca solo quella poteva permettersi, di seconda mano per giunta.

Finalmente suonano al citofono e scendiamo in strada. Dopo i saluti di rito saliamo in auto e ci dirigiamo al nostro solito pub: “Il Gabbiano”.

Quest’estate ci abbiamo fatto il covo qui, noi tre. Giacché le due si erano appena interessate ai loro attuali boys e non smettevano di correre loro dietro un attimo, cercando ogni occasione possibile per incrociare il loro cammino.

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Guardo ancora dinanzi a me e mentre sento l’ennesima chiamata agli altoparlanti, per l’ennesimo volo in arrivo o in partenza, solo ora mi accorgo dei diversi aerei in fase di atterraggio o in allontanamento verso i cieli, cosa a cui non aveva ancora fatto caso, nonostante sia qui già da un paio d’ore.

E visto che ho anche spento il mio cellulare appena arrivata, per evitare qualsiasi distrazione del mondo esterno, avevo perso quasi del tutto la cognizione del tempo.

Ho voluto evitare a tutti i costi di far sapere ad altri la mia attuale ubicazione, così almeno nessuno dei miei cari mi avrebbe potuta dissuadere del partire così presto.

In realtà, sanno tutti che ho un volo tra circa sei giorni; non credo dunque che riusciranno a scovarmi fin qui.

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