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Intervista a Giovanni Ardemagni

Giovanni Ardemagni, autore di Un momento fa, forse, oggi risponderà alle domande sorte dopo la lettura del suo fantastico romanzo, che consiglio vivamente a tutti! Soprattutto a chi è in cerca di una storia vera, in cui la prima persona ti travolge e ti porta con estrema lucidità tra le fila della vita di G. e di Marcel. Ma non solo, Giovanni è un autore che ha scritto altri libri e che ha prova una vera e propria passione per la scrittura.

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1 Caro Giovanni, puoi presentarti brevemente a tutti i lettori del blog?

Bello essere qui. Che dire, sono appassionato di osservazione. Mi incuriosiscono le cose più disparate. Come un bimbo.  Forse rimasto un po’ Peter Pan. Con tanti progetti e tante cose, credo belle, in testa.  Ho 61 anni quindi ancora nel periodo vintage ma mi sto avvicinando all’antico. Chissà su che comodino finirò.

2 Cosa ci puoi dire della tua carriera letteraria? Quali sono le tue impressioni in merito all’essere uno scrittore?

Non so perché mi piace definirmi un autore e non scrittore, ameno, non ancora. Credo che il mestiere dello scrittore significhi dare tutta la propria vita alla scrittura. Provare a guadagnarsi la “Pagnotta” scrivendo. Occuparsi solo di scrittura.  Autore è più consono. Uno scrittore che fa davvero lo scrittore vive di quello con tutte le incognite. È un coraggioso e sicuramente un visionario.  Uno che prende la barchetta e sfida il mare. Perché, come ho scritto nell’ultimo romanzo, il mare non ti farà mai male, al limite ti ucciderà.

Si, credo di essere un “apprendista scrittore” e sto lavorando per raggiungere quell’obiettivo, perché scrivere è spogliarti di tutto, un conflitto tra anima e mente. Sei finalmente causa.

Tutto questo mi fa sentire bene e mi crea una voglia infinita di scrivere e sentirmi autore.  È il io primo passo.

3 Il romanzo Un momento fa, forse non è la tua prima pubblicazione, cosa ci puoi dire delle precedenti?

Ho sempre scritto. Da ragazzino scrivevo piccole poesie per mia mamma. Le inviavo a Lei dal collegio. Sono il primo di sei fratelli e sorelle e loro, quando venivano a saper che avevo inviato una nuova poesia che commuoveva mia madre, pensano subito: “quello è furbo da paura”.

Poi una lunghissima pausa dalla scrittura. Ripresi gradualmente e come spesso capita lasci tutto in quella scatola che forse verrà ritrovata da un nipote curioso. Nel 2015 mia moglie e io volevamo cambiare la nostra vita, volevamo aprire un B&B nelle Marche. Ma lei, mia moglie, più realista di me, mi fece tornare sulla terra. Quel sogno svani ma diventò il mio primo romanzo pubblicato con Youcanprint.  Il Camaleonte equilibrista, Osteria con alloggio. Qualche rinascimento qui e là, ma fu un’avventura bellissima. IL comune di Cingoli (Macerata) mi invitò a presentarlo nel loro “Hortus”; è stata un’emozione infinita e ho vinto il Concorso Città di Cattolica con “Un momento fa, forse”; per è stata una Grande sorpresa ricca di emozioni.

Nel 2017 scrissi “pacco felice” – un racconto breve per bimbi, ragazzi e bimbi adulti.  Io ho sempre lavorato nel mondo della logistica, corrieri espresso e dopo tanti anni dicevo che la mia vita era un po’ “Un pacco”. Ma ho sempre amato il mio lavoro. Quindi un pacco felice.  Un giorno mi trovai con mio nipotino e parlando con lui di viaggi è nata l’idea di pacco felice; il libro è stato premiato con il quarto posto e un contratto editoriale!

4 La tua esperienza nel mondo social, come ti sei trovato a conoscere e incontrare virtualmente i lettori che apprezzano le tue opere?

Oddio, io non ero in Facebook. Sono abbastanza “impedito”. Mi dissero che era importante esserci. Cosi imparai piano piano piano. Oltre l’aver ritrovato persone care, ex colleghi e bellissimi amori, anch’essi vintage, ho avuto la possibilità di far conoscere qui e là il mio lavoro. Ora mi dicono che Instagram sia meglio. Non so, boh? Instagram cos’è?

5 Uno dei progetti che ti interessa, istituire un salone del libro inedito transfrontaliero è un obiettivo ambizioso? Cosa potresti raccontarci in merito? Da dove è nata la scintilla per quest’idea?

Spesso incontro persone che oltre a leggere, scrivono e scrivono davvero bene. Poi fai loro la domanda “Ma hai mai pubblicato?” spesso vedi gli occhi abbassarsi e cadere in una strana timidezza.

C’è tanta gente che ha bisogno di una spinta, di essere spinti a osare. Non è naturale e logico per tutti.

C’è tanta gente che partecipa a migliaia di concorsi sempre con quell’ottimismo “fatato”. Mai un successo e non credo perché non meriti.  Anzi.

Quindi visto che abito proprio al confine tra Svizzera (dove sono nato e cresciuto e vissuto sino a cinque anni fa) e l’Italia dove ora abito e dove sto benissimo (tra altro dove abito è il paese di origine dei nonni materni) ho pensato che sarebbe bello una volta creare opportunità. Una vetrina, senza troppe pretese, dove ci saranno scrittori senza editore e dove, tra il pubblico, che visiterà la fiera, ci sarà anche l’editore invitato e ci sarà un concorso abbinato.

Certo è un lungo processo perché mi sono confrontato con comuni che spesso pensano, come prima cosa pensano a quanto costerà loro invece di pensare che il nostro mondo ha bisogno di belle parole e di sogni sani… Politica e soldi: Che tristezza! Ma non mollo.

6 Un momento fa, forse è una storia autobiografica e parla del licenziamento degli “over 50”. Quando hai deciso di trasporla in un libro?

Nel 2016 alcuni colleghi ed io fummo licenziati perché vecchi. Messi in un garage, tra le cose vecchie, in attesa del macero.

Ora io credo di cadere sempre sulle undici zampe e cerco sempre di rialzarmi. Ma per altri colleghi è stato un avvenimento tragico.

Cosa dire a tua moglie ai tuoi figli? Le certezze cadono, le speranze anche. I sogni cancellati. Una sberla tremenda.  Un evento del genere ti fa sentire come quel pescatore che rientra al mattino dalla battuta di pesca. Senza un pesce. Si chiede cosa farà, come potrà sopravvive. Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo. Per alcuni è davvero la fine.  Io ho vissuto la fine di alcune persone, di una in particolare.  Dovevo sfogarmi, dovevo dire, dovevo urlare. Quindi ho deciso di urlare con la penna. Di dirlo al mondo. Sì, perché il mio romanzo è il contratto tra me e me e tra me e un amico, Un contratto per una missione precisa.  Far conoscere.

7 Come ti sei sentito al termine della stesura di Un momento fa, forse? Vedere questa storia scritta tra le pagine di un libro come ti fa sentire?

Hai presente un piccolo guerriero giapponese che parte alla guerra? Anche un po’ folle e pronto al peggio?  Eccomi! Ho una voglia matta di continuare.  Durante la stesura di “Un momento fa, forse” ho riso, mi sono incazzato tantissimo, ho pianto a lungo, tanto che non vedevo più i tasti del mio computer. Le notti erano lunghe ma troppo corte. Mi sono addormentato sulla tastiera alcune volte.

Ora sto iniziando la continuazione. Passerò da una storia assolutamente vera a una storia di fantasia ma credimi, parte di una missione. Io ho sempre con me una copia del mio romanzo. Una copia ovunque, sul comodino assieme a una certa lettera. L’ho sulla mia piccola scrivania da un metro. L’ho in auto sul cruscotto.  Guardo, penso e sto bene. Ma quanta rabbia dentro.

8 Essendo un tema presente nel romanzo Un momento fa, forse, cosa ne pensi del mercato del lavoro odierno? Quali consigli daresti ai giovani che si accingono nel mondo del lavoro e soprattutto quali consigli offriresti a coloro che si sono trovati a perdere la propria occupazione?

Bella domanda. Io credo che non si possa più parlare di mercato del lavoro.  Ho tenuto corsi di “marketing del personale” per coloro che sarebbero diventati capi del personale in grandi aziende. Ho sentito i loro pareri. Gente giovane, motivata, con grandi ambizioni.  Qualche giorno fa incontro uno degli studenti, forse quello che fu il più “manager oriented”. Mi disse una cosa: il mercato del lavoro non c’è più’. Ora siamo tutti “vu cumprà”. Proponiamo, vendiamo o ci proponiamo a tutti. Anche a quelli sotto gli ombrelloni che non hanno voglia di essere disturbati.  E quando sei a fine stagione proponi anche prezzi assurdi pur di vendere. Ora sta a noi esser il “Vu cumpra” o il cliente sotto l’ombrellone.

Non fermatevi mai. Provate a sognare di lavorare tanto e risparmiare il più possibile. Eh sì, perché poi a 50 anni (anzi ve lo consiglio) smettere.  Finalmente dare un senso vero alla vostra vita fatta di voi come esseri abili. Finalmente potrete concentrarci su emozioni forti, vivere chi amate e cosa amate.

Non correte il rischio di arrivare a 50 anni ed essere licenziati perché vecchi. Prendete la situazione odierna. Dicono al sessantacinquenne di stare a casa, gli viene proibito di uscire, sono la categoria a rischio.  Eppure, ci sono sessantacinquenni talmente in forma che certi trentenni sono mummie.  Ma hai 65 anni e sei morto. Punto.  Quindi sperare di arrivare a 65 anni lavorando?  Ma dai non scherziamo.

Mi chiedi cosa consigliare a chi perde il lavoro? Non mollare. Continuare a crederci. Non disperare. Lo so, credetemi, è difficile ma è giusto farlo. È giusto per chi tu ami e per chi ti ama.

Guarda oltre. Se vedi il muro ci andrai a sbatter contro. Se guardi oltre il muro o almeno cerchi di guardare oltre le prospettive cambieranno. Parla con chi tu ami e con chi ti ama perché sono loro la forza di cui hai bisogno. Vorrei suggerire a tutti di guardare il film “Patch Adams”; c’è una scena ambientata in un ospedale psichiatrico. Un paziente chiede all’attore protagonista, mostrando quattro dita “quante sono”? ora non vi voglio dire la prima risposta che darà il paziente qualche scena dopo. Ma per me è stato il mio filo conduttore. L’insegnamento di tutta la mia vita.

9 Un momento fa, forse, parla di amore, di amicizia e di cambiamento. In riferimento a questi tre elementi come vedi ora ciò che ti circonda?

Ti rispondo in poche parole: vedo che non devo mai e poi mai smettere di crederci in questi tre elementi. Sarei morto se non ci credessi.  È un periodo dove tutti mettono le mani a forma di cuore. Sembra Natale dove tutti diventano miracolosamente più buoni. Che palle! No! Il compito di ognuno di noi è alimentare questi valori.

10 La tua vita, è scrivendo Un momento fa, forse è cambiata? E in quale modo ora affronti i nuovi rapporti sociali? In quanto scrittore hai una percezione diversa dei moventi che spingono le persone a vivere?

È una domanda che ti può rispondere solo la mia anima. Mi sto emozionando in continuazione, per tante piccole cose che non ho mai “voluto” veder prima, preso dalla fame del business. Non ho ne rimorsi né rimpianti ma guardo avanti e ora sto ascoltando tanto, ogni vibrazione. Mi piace pensare che tanta, ma tanta gente viva questo momento, aldilà, ma davvero al di là di cosa ci sta uccidendo e anche a tale capitolo credo che nulla arrivi per caso. Neanche un pipistrello.

Forse il pensiero collettivo ha creato una tale forza che ci dice, “fermatevi un attimo gente”

Forse il pensiero della gente ha disegnato un pipistrello. E non era Batman.

11 Un momento fa, forse non è solo un libro, ma una missione per far conoscere, far capire e far cambiare il corso degli eventi? Come immagini un cambiamento simile?

Quanto tempo hai per la risposta?

In questo momento epico credo che ci sia già un maledetto (virus) che sta creando il cambiamento degli eventi. Stanno succedendo tante cose positive che abbiamo ignorato con arroganza. E le vediamo.  Ma vediamo casse e casse di morti. Quando ho visto la carovana dei mezzi militari che portavano le bare, a Bergamo, ho pianto a lungo. Mi ha ricordato la vita di Mozart buttato in una fossa comune perché è così, senza pensare al chi se ne frega, ma perché è così.

Anziani morti e bruciati. Ogni anziano morto è una libreria, un’enciclopedia che se ne va, e se ne va. Accompagnata dal niente, dall’assenza di chi voleva esser lì vicino in quel momento.

Quello che stiamo vivendo andrà sicuramente ad accentuare quanto io ho scritto. Sarà una strage di persone over 50 che saranno messe al macero. Io da solo posso fare poco, ma posso fare. Continuerò con le presentazioni del mio romanzo per portare questo messaggio.

IO credo tanto nella strategia della rana bollita. Ogni cambiamento importante arriva attraverso processi lenti.  Se credi un cambiamento con azioni repentine avrai solo e comunque un grande caos e quindi un disastro. Io non ho l’ambizione di creare il corso degli eventi. Per quello ci pensa quel simpaticone lassù. Io di sicuro farò di tutto per far capire. Sto elaborando un saggio su strategie precise per far crescere i giovani utilizzando in modo concreto e costruttivo quelle enciclopedie che creano la collana “over 50”. Non sono un saggio. Ho vissuto tante situazioni, so gestire un cambiamento e non è per i mie 23 traslochi o i miei tre matrimoni. Non so se ti ho risposto. Mi piace pensare di sì.

In questo momento sto ascoltando “Ninna nanna del contrabbandiere” di Davide van de Sfross.  Io sono nato in un paese dove il contrabbando ha creato ricchezza e situazione divertenti.  Ma perché dava speranza. La Speranza non deve mai abbandonarci


Giunta al termine dell’intervista non posso che dire che le parole di Giovanni sono ricche di significato e di voglia di agire, ma soprattutto hanno in sé tutta la forza del cambiamento che tutti noi dovremmo riscoprire in ogni ambito della vita!


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